Infermieri in fuga dalla Lombardia al Ticino, il gap salariale svuota gli ospedali di confine
Bertolaso ammette che in Lombardia si chiudono reparti per mancanza di infermieri. Nel Ticino lavorano già 5'000 sanitari italiani frontalieri, con stipendi fino a tre volte superiori.
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La fuga degli infermieri verso la Svizzera è tornata al centro del dibattito questa settimana. L'assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso ha ammesso che in Lombardia si chiudono reparti ospedalieri per mancanza di infermieri e ha riconosciuto che gli stipendi svizzeri possono essere fino a tre volte superiori a quelli italiani.
Le dichiarazioni hanno spinto il COINA, sindacato delle professioni sanitarie, a chiedere misure concrete. Il segretario nazionale Marco Ceccarelli ha definito paradossale cercare personale sanitario dall'America Latina all'Uzbekistan mentre non si riesce a trattenere chi deve percorrere pochi chilometri per trovare condizioni migliori.
I numeri dell'esodo
Circa 5'000 frontalieri italiani, tra infermieri, medici e altri professionisti sanitari, lavorano nel Canton Ticino. Proveniscono soprattutto dalle province di Como, Varese e Sondrio. Rappresentano fino al 12 per cento degli organici degli ospedali pubblici ticinesi e fino al 30 per cento nelle strutture private.
La provincia di Como da sola manca di almeno 500 operatori sanitari. Sul fabbisogno complessivo lombardo un atto presentato al Consiglio regionale nel giugno 2026 stima una carenza di circa 19'000 infermieri. Bertolaso indica invece 2'500-3'000 unità mancanti, riferendosi a un perimetro diverso.
Le indennità di confine non partono
Per contrastare l'esodo la Lombardia ha annunciato indennità di confine fino a 5'400 euro annui per gli infermieri e 10'000 per i medici. Secondo il COINA queste indennità continuano a non essere erogate. Il fabbisogno stimato è di 7,3 milioni di euro. L'aumento promesso corrisponde comunque a una frazione del divario salariale con la Svizzera.
Anche il Ticino deve trattenere i suoi infermieri
Dall'altro lato del confine la pressione sui salari cresce. I sindacati OCST e VPOD hanno convocato un'assemblea a Mendrisio per martedì 10 novembre alle 14.30, insieme alla Commissione del personale dell'Organizzazione sociopsichiatrica cantonale. Chiedono la riclassificazione del personale infermieristico e il recupero del carovita.
La riclassificazione era stata sancita formalmente nel 2019 e prevede il passaggio dalla classe salariale 4 alla 5 per gli infermieri e dalla 5 alla 6 per quelli con specialità. Comporterebbe aumenti annui tra 5'159 e 8'941 franchi. Il Consiglio di Stato ha però negato il riconoscimento per motivi finanziari, anche dopo l'ultima richiesta formale presentata a gennaio 2026.
Cosa significa per chi cerca lavoro
Per gli infermieri di Como, Varese e Sondrio il mercato ticinese resta molto più attrattivo, e le strutture svizzere continuano a reclutare oltre confine. Per i recruiter lombardi la concorrenza salariale resterà dura finché le indennità promesse non verranno pagate.
Da guardare nei prossimi mesi lo sblocco delle indennità di confine in Lombardia e l'esito della vertenza OSC in Ticino. Chi valuta un passaggio oltre confine deve mettere nel conto anche il costo della vita, la fiscalità frontaliera e i percorsi di riconoscimento delle qualifiche.
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