Disoccupazione dei frontalieri, la riforma UE divide Berna e Bruxelles
L'UE ha approvato la regola del Paese di ultimo impiego per le indennità di disoccupazione. Il Parlamento svizzero dice no, con costi stimati fino a 900 milioni di franchi l'anno.
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L'Unione europea ha adottato in via definitiva la revisione del regolamento 883/2004 sulla sicurezza sociale. La regola cambia chi paga l'indennità di disoccupazione ai lavoratori frontalieri. Non sarà più il Paese di residenza a versarla, ma il Paese dell'ultimo impiego. Per chi lavora in Svizzera e vive in Italia questo significa chiedere l'indennità a Berna, con le stesse prestazioni di un disoccupato residente in Ticino.
Berna finora si oppone. Il Consiglio nazionale ha approvato il 17 settembre la mozione che chiede di non recepire le nuove norme, con 109 voti favorevoli, 72 contrari e 5 astensioni. Il Consiglio degli Stati ha confermato la posizione con 26 voti a favore, 16 contrari e un astensione. L'approvazione formale della seconda Camera arriva probabilmente in dicembre.
Come funziona oggi il sistema
Oggi i frontalieri pagano i contributi per la disoccupazione svizzera, ma se perdono il lavoro ricevono le prestazioni dall'Italia. I requisiti e gli importi sono quelli italiani, non svizzeri. Il regolamento prevede un rimborso dallo Stato dell'ultimo impiego al Paese di residenza, mentre la riforma abolisce questo meccanismo.
La differenza di trattamento è concreta. Una frontaliera licenziata un anno e mezzo fa ha raccontato alla RSI di aver ricevuto dall'Italia un sussidio di 1.400 euro. I suoi ex colleghi residenti in Ticino contavano sul 70 o 80 per cento del salario.
I numeri e il Ticino
La Segreteria di stato dell'economia stima costi aggiuntivi tra 600 e 900 milioni di franchi all'anno per la Svizzera. La riforma riguarda indirettamente il Paese perché il regolamento fa parte dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone. Qualsiasi modifica passerebbe dal Comitato misto Svizzera-UE.
In Ticino il tema è delicato. I frontalieri occupano un posto di lavoro su tre. Con la nuova regola, chi ha lavorato in Svizzera per almeno 22 settimane consecutive avrebbe diritto alle prestazioni svizzere. Gli Uffici regionali di collocamento dovrebbero poi occuparsi del reinserimento anche dei residenti all'estero.
Cosa guardare nei prossimi mesi
Il Consiglio federale ha già invitato il Parlamento a respingere la mozione contraria al recepimento. Nella sua risposta del 2 settembre ha ribadito che non vede la necessità di escludere preventivamente le nuove norme europee. La divergenza tra Governo e Camere resta quindi aperta.
Il nodo politico è doppio. Bruxelles ha accennato a ritorsioni, mentre Berna teme l'esborso. Per i frontalieri la posta in gioco è il reddito in caso di licenziamento. Il passo successivo è il voto formale di dicembre in Consiglio degli Stati e poi l'eventuale inserimento del dossier all'ordine del giorno del Comitato misto.
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