Dal 2027 la Svizzera invierà all'Italia i dati sugli stipendi dei frontalieri
Dal 1° gennaio 2027 entra in vigore la LSADS, la legge svizzera che rende operativo lo scambio automatico dei dati salariali con l'Agenzia delle Entrate. Coinvolti i 78.561 frontalieri del Ticino, in lieve calo.
Articolo elaborato dall'intelligenza artificiale

Dal 1° gennaio 2027 la Svizzera disporrà della base legale completa per trasmettere ogni anno all'Italia i dati sugli stipendi dei frontalieri. La decisione è del Consiglio federale, che nella seduta del 19 agosto 2026 ha messo in vigore la Legge federale sullo scambio automatico internazionale di informazioni relative ai dati salariali (LSADS). La legge attua gli accordi già conclusi con Italia e Francia e disciplina il passaggio delle informazioni tra le autorità fiscali cantonali e l'Amministrazione federale delle contribuzioni.
Un punto va chiarito subito: il regime fiscale non cambia. Il nuovo Accordo italo-svizzero sui frontalieri è in vigore dal 1° gennaio 2024 e prevedeva già lo scambio reciproco delle informazioni. Il primo passaggio di dati è avvenuto nel marzo 2025, per le retribuzioni del 2024. Dal 2027 la trasmissione viaggerà su un canale strutturato e automatizzato.
Cosa verrà trasmesso
Il pacchetto informativo non si limita all'importo dello stipendio. Le autorità svizzere invieranno i dati identificativi del dipendente: nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo di residenza e codice fiscale. A questi si aggiungono la remunerazione lorda, il totale delle imposte prelevate alla fonte, i contributi sociali obbligatori versati in Svizzera e i riferimenti del datore di lavoro elvetico. Lo scambio riguarda in primo luogo i nuovi frontalieri, cioè chi ha iniziato a lavorare oltre confine dopo il 17 luglio 2023: costoro pagano le imposte anche in Italia, con un riconoscimento di quanto già versato in Svizzera.
Per i lavoratori l'Agenzia delle Entrate potrà verificare in modo sistematico che i redditi dichiarati in Italia corrispondano alle retribuzioni erogate in Svizzera. Chi rientra nel regime transitorio dei vecchi frontalieri, tassato solo in Svizzera, non ha obblighi dichiarativi sul salario elvetico, ma conviene controllare che i dati trasmessi siano corretti, per evitare classificazioni errate.
Il quadro del Ticino
La platea è consistente. Nel primo trimestre 2026 l'USTAT ha contato 78.561 frontalieri nel Canton Ticino, in calo dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% sull'anno, pari a circa il 32% degli occupati del Cantone. Gli occupati residenti in Ticino sono invece cresciuti dell'1,4%, raggiungendo quasi 170.000 persone. A livello nazionale, i permessi G erano 413.000 nel primo trimestre 2026, di cui il 16,3% intestato a residenti in Italia.
Il contenzioso sulla tassa della salute
Lo scambio dei dati arriva in un momento teso. La Regione Lombardia ha confermato l'attuazione della cosiddetta tassa della salute, un contributo di compartecipazione alla spesa sanitaria riservato ai vecchi frontalieri: tra il 3% e il 6% del reddito netto, con un minimo di 30 euro e un massimo di 200 euro mensili. La Lombardia ha optato per la soglia minima del 3%: a fronte di 4.000 euro netti al mese, il versamento sarà di 120 euro. Le stime parlano di un gettito annuo superiore a 100 milioni di euro per la Regione.
In Gran Consiglio a Bellinzona è arrivata una mozione interpartitica che denuncia la misura come violazione dell'articolo 9 dell'Accordo sulla tassazione dei frontalieri, che assegnerebbe alla Svizzera in via esclusiva il diritto di tassare i redditi da lavoro dei vecchi frontalieri. La mozione chiede la sospensione, totale o parziale, dei ristorni dell'imposta alla fonte che il Ticino riversa all'Italia. Da notare: la Svizzera ha confermato che non trasmetterà all'Italia i dati reddituali dei vecchi frontalieri.
Cosa osservare
Nei prossimi mesi valgono tre appuntamenti: l'avvio effettivo della tassa della salute in Lombardia, la risposta del Consiglio di stato alla mozione ticinese e il primo ciclo di scambi LSADS, con i dati salariali trasmessi entro il 20 marzo dell'anno successivo. Per chi cerca lavoro oltre confine il messaggio è pragmatico: il mercato ticinese regge, le assunzioni continuano e i frontalieri restano una componente strutturale del Cantone. Ma la leva fiscale è entrata stabilmente nel dibattito, e peserà sui calcoli di chi valuta il pendolarismo.
Fonti